NURAGHI

 
- LA RELIGIONE DEI NURAGICI
Anche la religione dei nuragici era politeista e naturalistica. Le domus de Janas continuarono ad ospitare le salme dei defunti, soprattutto se questi appartenevano alle classi più povere. I ricchi, invece, venivano seppelliti in un nuovo tipo di sepoltura, in parte derivato dal dolmes, che veniva ancora utilizzato e cioè la tomba dei giganti; in essa non si seppellivano per niente dei giganti, anche perché l’altezza media dell’uomo sardo era di un metro e sessantasei centimetri, ma venivano riposti i corpi di intere tribù. In alcune di queste erano contenuti fino a duecento corpi.
 
- TEMPLI E POZZI SACRI
I riti pubblici, in onore della Gran Madre e del dio Toro, si celebravano all’aperto, in grandi templi simili per forma a quelli greci. Ma l’edificio che meglio fa conoscere la religiosità dell’età nuragica è il pozzo sacro, dove si venerava l’acqua, la nuova divinità dei sardi. Essa era preziosa perché la Sardegna, molto spesso aveva lunghi periodi di siccità. La figura del tempio a pozzo è semplice: c’è un ingrasso al livello del suolo con una scalinata rettilinea che conduce alla camera sotterranea, al cui centro si apre il pozzo sacro. Legata alla religione era anche la magia, che spesso nell’antichità veniva mischiata e confusa alla medicina.
 
- ARTE E ARCHITETTURA
I nuraghi, le tombe dei giganti, i templi e gli imponenti santuari ci fanno capire che la più grande manifestazione dell’arte nuragica fu l’architettura. Le popolazioni dell’isola ebbero dei valenti costruttori di opere ciclopiche destinate a durare per molti secoli. Mancano quasi totalmente, invece, opere di pittura. Le stesse opere di ceramica assunsero forme nuove e più eleganti che quelle protosarde, furono adornate con semplici disegni incisi o a rilievo solo quando la civiltà nuragica raggiunse il suo pieno sviluppo. Altra manifestazione artistica di quel periodo è la scultura, i cui esempi più caratteristici sono i bronzetti, questi sono definiti mini-sculture perché raramente superano i trenta centimetri di altezza, ma la loro importanza è fondamentale, poiché sono dei preziosi documenti della vita del tempo ed hanno un notevole valore artistico, tanto che se ne conservano in numerosi musei europei. La scultura nuragica non è astratta come quella protosarda, ma realistica. I figurinai nuragici sono stati definiti i “maghi del bronzo”, essi non si proponevano di raffigurare dei simboli, ma di riprodurre l’uomo come lo vedevano nella realtà, colto nelle occupazioni e nei gesti di tutti i giorni.

 

ETA’ NURAGICA

La più grande civiltà isolana antica fu quella dei nuraghi, che si sviluppò a partire dall’età del bronzo fino all’età del ferro, dal 1800 a.C. alla definitiva conquista romana dell’isola avvenuta nel 111 a.C.. Per comodità di studio, l’età nuragica viene divisa in tre periodi, ciascuno caratterizzato da un particolare tipo di nuraghe e da un importante avvenimento storico.

- Periodo arcaico: dalle origini (1800 a.C.) allo sbarco dei Fenici (800 a.C.), nuraghi a cupola.

- Periodo apogeico: contemporaneamente alla presenza dei Fenici (800-500 a.C.). i Sardi raggiunsero l’apogeo, ossia il massimo della loro civiltà, nuraghi a castello e villaggi nuragici.

- Periodo della decadenza: dalla conquista cartaginese (500 a.C.) alla conquista romana (111 a.C.). In questo periodo i Sardi si rifugiarono all’interno dell’isola ed eressero nuraghi a corridoio, meno belli ma più adatti a difendersi.

Leggendo queste date, ci accorgiamo che solo il periodo arcaico si sviluppò nella preistoria, mentre gli altri due periodi si svilupparono nella storia, ossia quando era stata già inventata la scrittura.

I nuraghi erano abitazioni fortificate che venivano edificate sulla cima di piccole alture, dalle quali si potevano controllare la pianura e le valli sottostanti. Nel periodo apogeico, intorno alla torre centrale furono costruite altre torri collegate tra loro da possenti mura megalitiche; spesso al di fuori delle mura veniva costruito un villaggio di capanne anch’esse di pietra. Finora sono stati ritrovati un centinaio di villaggi nuragici distribuiti in tutta l’isola: se ne trovano sugli altopiani, sui monti, sulle colline, sulle pianure e persino in riva al mare. I villaggi ritrovati hanno da quaranta a duecento capanne ciascuno, le capanne hanno una base circolare ricoperta da rami o frasche che le fanno somigliare alle attuali pinnette dei nostri pastori. Accanto ad ogni capanna si costruivano recinti per il bestiame. Ogni capanna ospitava una sola famiglia e in caso di pericolo si rifugiavano tutti all’interno del nuraghe. I nuraghi costruiti prima della comparsa dei Fenici e dei Cartaginesi servivano ai Sardi per difendersi dai Sardi stessi. La Sardegna, in quel periodo era formata da tanti piccoli stati spesso in lotta fra loro. Si pensa che a costruire i primi nuraghi siano state le comunità più deboli per difendersi da quelle più forti.

- LA SOCIETA’ NURAGICA

Come i Neolitici e i Protosardi, anche i Nuragici avevano raggiunto la Sardegna provenienti dai paesi del Mediterraneo, ma soprattutto dalla Spagna e dalle coste africane (Libia). Le notizie sulla loro organizzazione politica e sociale possiamo averle osservando i nuraghi, i villaggi nuragici e tutti gli oggetti pervenuti sino a noi, tra i quali sono molto importanti i bronzetti, che potremo definire le mini sculture del periodo. I personaggi che maggiormente erano rappresentati in queste statuine di bronzo sono: capi tribù, soldati, sacerdoti, donne, pastori, contadini, artigiani, atleti. La società nuragica era divisa in classi sociali: la maggioranza del popolo formava la plebe, costituita da agricoltori, pastori, servi pastori, artigiani e piccoli commercianti; più in alto si trovavano i sacerdoti e le sacerdotesse, che svolgevano le pratiche del culto e forse anche le pratiche legate alla medicina e alla magia. Ancora un gradino più in su c’erano i nobili: latifondisti (grandi proprietari terrieri) e guerrieri. Siccome i bronzetti ritraevano, in gran parte, figure di guerrieri, è logico pensare che questa classe sociale avesse un’importanza fondamentale nella società nuragica. Questa importanza aumentò quando i Sardi dovettero difendere la propria indipendenza contro i mercenari cartaginesi e i legionari romani. Al vertice della società stava il re, capo del piccolo stato e patriarca della tribù. I re erano re-pastori, vivevano con la loro famiglia all’interno del nuraghe e il loro potere si esercitava sui sudditi. Il re-pastore nuragico era un capo assoluto e con il consiglio degli anziani egli aveva il potere politico, religioso e militare. Nella società nuragica aveva grande importanza la famiglia, il cui capo era il padre; un’insieme di famiglie costituiva il clan, diversi clan formavano la tribù.
 

Nel territorio di Nulvi sono individuabili circa 70 nuraghi, la maggior parte di essi sono andati purtroppo distrutti.

 
 

 

 

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