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Questo tratto molto ripido del tragitto che, fino a qualche tempo fa, a
causa della presenza dei cavi elettrici veniva affrontato con i
Candelieri “distesi”, ultimamente mette alla prova l’abilità dei
portatori poiché, grazie alla completa rimozione degli ostacoli che
impedivano il rispetto della tradizione, devono procedere sorreggendo i
ceri in posizione eretta.
Il percorso de “Sa Essida” si conclude con l’ingresso dei
Candelieri nella Cattedrale seguendo un ordine ben preciso – stabilito
dopo l’esito di una lunga causa civile risalente agli anni compresi tra
il 1844 e il 1848 – che vede primo il candeliere degli agricoltori
(riconosciuto come il gremio più antico), secondo quello degli artigiani
e ultimo quello dei pastori.
Disposti attorno al simulacro della Vergine dormiente i Candelieri
trascorrono, qui, i giorni successivi alla processione fino alla
conclusione dei riti e dei festeggiamenti, che culminano all'ottava con
lo scioglimento del voto che si rinnova, ogni anno, dal XVI secolo.
E’ nelle numerose carestie scoppiate nell’intera Sardegna, fra il 1400
ed il 1600, che si rintraccia l’origine di tale voto, quando si tentò di
far fronte alla situazione non soltanto con la medicina ma servendosi
anche del contributo religioso: in particolare, si chiese
l’intercessione della Madonna affinché ponesse termine alla gravosa
decimazione della popolazione.
Se è in questa circostanza che i ceri divengono simbolo della devozione
degli abitanti di Nulvi nei confronti della Vergine, la loro genesi è,
tuttavia, ben più antica. Difatti, fu il popolo pisano, nel XIII secolo,
con l’arrivo sull’isola, a portare con sé quel ricco bagaglio di
tradizioni – fra cui anche l’offerta di ceri aventi forma a tabernacolo
e peso determinato – che finì col diventare parte integrante della
cultura sarda.
Successivamente, con la dominazione aragonese la tradizione dei
Candelieri si è persa in tutta la Sardegna e solo in pochissimi centri (Nulvi,
Sassari, Ploaghe) è continuata, più o meno fedele negli anni, tanto che
fra gli stessi Candelieri, sopravvissuti allo scorrere del tempo, si
possono notare evidenti differenze estetiche.
Sono in particolare i Candelieri nulvesi a distinguersi dagli altri per
la singolare forma a “tabernacolo” voluta dagli stessi pisani, i
quali si opposero fortemente alle innovazioni apportate da altri comuni,
riguardanti proprio il passaggio dalla forma a tabernacolo a
quella a fioretto (Breve Pisani Communis-- Et quod omnia candela
fiant ad tabernacula, et non ad florectos--).
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